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Indice cronologico delle porte antiche di Palermo

Indice cronologico delle porte antiche di Palermo   Periodo Punico-Romano Le fortificazioni della città di Palermo risalgono al periodo Punico-romano; sono la più antica cinta muraria della città di Palermo. Dividevano la città…
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Porta di Castro

  Porta di Castro   Storia La porta venne edificata nel 1620, secondo quanto riporta Fazello, in sostituzione di una precedente porta che era stata chiusa oltre un secolo prima (1460), chiamata porta del Palazzo, si rese…
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Porta di Sant'Agata

La Porta di Sant'Agata nasce in periodo normanno e il nome deriva dalla limitrofa Chiesa di Sant'Agata la Pedata, in onore di Sant'Agata. La porta ha subìto un recente restauro nel 1983 che l'ha resa più visibile anche grazie all'allargamento…
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Porta di Carini

Porta di Carini (XIII sec.) Nella parte settentrionale dell’antica Palermo si aprivano tre porte: porta santa Rosalia, porta Maqueda e porta Carini. Le prime due furono abbattute per costruire la piazza Verdi. Solo la porta detta “Carini”…
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Porta di Vicari

Porta di Vicari La porta di Vicari detta anche Porta di Sant'Antonino dal titolo della chiesa verso la quale prospetta, sorge alla fine della via Maqueda. Venne eretta su progetto dell'architetto del Senato, Pietro Ranieri, nel 1789, in sostituzione…
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Porta della Dogana

Porta della Dogana La porta della Dogana è una delle porte che si aprivano alla fine del Cassaro. Presumibilmente fu edificata intorno al 1470. Il Villabianca nella sua tavola non la menziona pertanto è presumibile che in quel periodo…
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Porta della Pescaria

Porta della Pescaria La porta della Pescaria è una delle porte che si aprivano alla fine del Cassaro all’inizio della curvatura dell’arco della cala, all’altezza della chiesa di Portosalvo, l’unica che presentasse un fornice a culmine…
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Porte Antiche di Palermo

per lunghi anni abbandonate o fa­tiscenti, depauperate degli orna­menti e dei fregi, quelle magni­fiche porte che esprimevano la poten­za e la nobiltà della città di Palermo hanno sempre esercitato un grande fa­scino su storici ed eruditi. Inglobate o contaminate da altre struttu­re, hanno assunto da sempre anche valo­re simbolico tant’è che  negli antichi si­gilli erano schematizzate per rappresen­tare la città.

Porte Antiche di Palermo

Palermo_Ancient-300x82 Porte Antiche di Palermo

per lunghi anni abbandonate o fa­tiscenti, depauperate degli orna­menti e dei fregi, quelle magni­fiche porte che esprimevano la poten­za e la nobiltà della città di Palermo hanno sempre esercitato un grande fa­scino su storici ed eruditi. Inglobate o contaminate da altre struttu­re, hanno assunto da sempre anche valo­re simbolico tant’è che  negli antichi si­gilli erano schematizzate per rappresen­tare la città.

Nella Palermo antica, in ori­gine, la cinta muraria non costituiva sol­tanto elemento difensivo, ma anche mo­mento di separazione tra due mondi, tra due “popoli”, la città e la campagna, ovvero tra agglomerato urbano e pae­saggio agricolo.

La demarcazione tra area metropolitana e contado ha resistito fino all’alba del XIX° secolo, allorquando le esigenze abi­tative hanno oltrepassato la cinta mura-ria, ingenerando quella periferia, un po’ amorfa, che stritola lentamente ed ine­sorabilmente la campagna, espandendosi a macchia d’olio, quasi sempre secon­do percorsi non pianificati .

Questo processo di sviluppo travolge e sconvolge le vestigia della città “stori­ca”. Ma torniamo ad immaginare un tempo in cui la cinta muraria continuava ad as­solvere la sua funzione di cesura tra due modelli socio-economici : la città e la campagna . Lo scambio, oggi diremmo l’interazio­ne, tra queste due realtà, avveniva per il tramite delle “porte”, attraverso cui tran­sitavano tutte le merci ed i beni neces­sari alla vita della città .

Inoltre, attraverso esse, che di notte ve­nivano chiuse, l’amministrazione eser­citava anche le prerogative a carattere tri­butario, con dazi e gabelle.

Le porte assolvevano quindi, oltre alla funzione originaria di protezione dal ne­mico esterno e di controllo degli accessi per motivi di ordine interno, al compito di proiettare la città verso un mondo “al­tro”. Del periodo antecedente l’occupazione araba sappiamo che la struttura urba­na di origine fenicia era concentrata sul­la penisola delimitata dai fiumi Kemo­nia e Papireto e consisteva nella Paleopoli (nella parte alta) e nella Neapoli (nel­la parte prospiciente il mare.)

Secondo studiosi della Palermo antica, questo primo agglomerato urbano co­municava con l’esterno tramite quattro porte:

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Antiche porte di Palermo nel periodo paleo-neapoli

  • una che guardava il mare e cor­rispondente alla “Porta di Mare” del periodo arabo ( detta in seguito “Patitel­li”),
  • un’altra a Sud Ovest del centro abitato, identificabile con la Bab-al-ab-na (detta “dei giovanotti), che sembra essere la più antica.
  • Quella che si apriva a Nord era più o meno corrispondente a Porta S.Agata (detta poi alla Guilla) e
  • l’ultima a Sud, chiamata Bab-as-Sudan ( dei negri) era meglio nota come Busuemi .

Con la conquista araba, questo primo nu­cleo, che era rimasto invariato fin al 1830, diviene il Kasr, ovvero il castello, e la città , crescendo, si espanderà oltre le an­tiche mura nel cosidetto rahad, borgo. Palermo al tempo appariva divisa in due strutture metropolitane dotate di moschee e di mercati,

  • il Cassaro e
  • la Kalsa,

non organiche tra loro e collegate, appunto, dal borgo .

Una ulteriore cinta muraria venne edifi­cata successivamente dai Normanni ed essa lascerà sopravvivere solo le mura del Cassaro, i cui resti ancora oggi sono riconoscibili . Sarebbe bello potere prestare la giusta at­tenzione all’evoluzione urbanistica e so­ciale della città, poiché da essa diviene deducibile il principio fondante dell’edi­ficazione delle varie porte , come anche dell’abbattimento di altre . Prima di soffermarci sulla città rinasci­mentale, val la pena di riflettere sul fat­to che le porte ricavavano la loro ragion d’essere, di volta in volta,

da fattori com­merciali (Porta della Pescaria, Porta Calcina, Porta Carbone, tutte conver­genti verso il porto commerciale, la Ca­la, dei Cordari ), o da

fattori religiosi (Porta di Piedigrotta, in onore della omo­nima chiesa, Porta S.Agata) o ancora da

fattori etnico – sociali (Porta dei Greci, e, ai tempi della città antica, Por­ta degli Schiavi, da cui si accedeva al­l’omonimo quartiere, detto trans Papi­reto); Attraverso questa porta venivano riscossi i tributi relativi alle negoziazioni che ave­vano per oggetto gli schiavi e che avve­nivano nel limitrofo mercato dei Giudei. Ma vi erano anche

fattori geografici (co­me Porta Termini, Porta Carini e Por­ta Mazara).

Si hanno tuttavia notizie anche di una Porta Polizzi , nelle vicinanze della chie­sa di S. Nicolò, Porta S. Giorgio orien­tativamente nell’area ove oggi è la Piaz­za XIII vittime .

Nel corso del XV° e XVI° sec. avviene la trasformazione più radicale della città che perderà le connotazioni di Medina Araba per acquisire, in un contesto ar­chitettonico che conservava le tracce del­la presenza normanna, gli stilemi più eu­ropeizzanti . In questo secolo, nel 1460, viene aperta, al termine del Cassaro, tra il Palazzo Rea­le ed il quartiere militare di S.Giacomo, Porta Nuova , molto semplificata ri­spetto alla attuale configurazione. A cavallo di questi secoli Palermo subi­sce un processo di profonda moderniz­zazione.

Il Viceré Pignatelli diede l’avvio ad una serie di interventi di potenziamento del­la struttura difensiva della città e degli agglomerati urbani situati nel litorale . Sotto Carlo V, Viceré Ferrante Gonzaga, la Palermo venne attrezzata , in luogo del­le antiche torri, di grandi bastioni a for­ma di pentagono e altre profonde mo­dificazioni caratterizzeranno la struttura urbana. Ma determinante fu l’apporto dei Viceré nella trasformazione della cinta muraria e, di conseguenza, delle porte . Porta Busuemi e Porta Patitelli vennero abbat­tute, la prima dal Viceré Marcantonio Co­lonna per erigere l’Ospedale di S. Gio­vanni di Dio, la seconda da Don Garcia di Toledo per il prolungamento del Cas­saro .

In effetti, nel 1482 Ferdinando il Catto­lico emanò una “prammatica” con cui le­gittimava qualunque provvedimento fi­nalizzato all’abbellimento della città. A questo punto sopravviveranno al fu­rore modernizzante solo otto porte : S.Agata, Mazara, Termini, dei Greci, de la Pescaria, Carini e Porta Nuova

Dopo la conquista di Tunisi, Carlo V^ approdò in Sicilia e fece la sua regale en­trata a Palermo da Porta Nuova . Come in tutte le epoche il monumentalismo, an­che in quel periodo, aveva una forte con­notazione trionfalistica e le fatiche tuni­sine dell’imperatore costituirono un’ot­tima motivazione per la riedificazione fastosa della Porta .

I lavori furono ordinati molto dopo il 1513,( correva infatti l’anno 1535), ma fu necessario aspettare ancora quasi 50 anni perché la nuova porta vedesse la luce. Ma cambiavano i tempi ed anche il gu­sto.

La struttura della nuova costruzione si rifece infatti all’estetica del tardo rina­scimento con tracce di neoclassicismo, mutuato forse dagli stili trionfali dell’antica Roma. Peculiari furono i co­siddetti “grantermini” o telamoni , quat­tro massicce sculture raffiguranti i mori vinti, che reggono Porta Nuova. In questo secolo vedono la luce Porta del Molo Vecchio, della Dogana, della Calcina, di Piè di Grotta , del Carbo­ne , completando così la sequenza delle porte aperte nella cinta muraria prospi­ciente la Cala, caratterizzate , tutte, da un gusto essenziale scevro da orpelli e da abbellimenti. Un discorso a parte meri­ta Porta Felice, inizialmente Porta Ma­gna.

A quel tempo, infatti, esistevano lato ma­re due porte, quella del Molo e quella dei Greci, ma la principale dorsale me­tropolitana, il Cassaro, prolungata fino all’area antistante il mare, non aveva tro­vato ancora una definizione adeguata al­la dignità della strada .

Per volontà del V.rè Marcantonio Co­lonna, si decise che venisse dato luogo ad un’altra porta che avesse quella ma­gnificenza che la porta all’altra estremità del Cassaro prometteva di avere. I lavori incominciarono quasi contem­poraneamente a quelli relativi alla edifi­cazione della Porta Nuova, che venne pri­vilegiata perché faceva capo al Palazzo Reale ed alla Cattedrale. La tormentata vicenda di Porta Magna, intitolata a Donna Felice Orsini, con­sorte di Marcantonio Colonna ebbe fi­nalmente una ripresa nel 1602.

Ma oramai Palermo era entrata nel seco­lo del barocco . Quello era lo stile più in­dicato ad esprimere il potere sociale , po­litico ed economico delle grandi famiglie ed anche per le grandi opere pubbliche, più che il lato funzionale, veniva privi­legiato l’aspetto trionfalistico.

Porta Felice, a detta di Gioacchino Di Marzo, fu una delle più splendide espres­sioni di quella “verve culturale” .

Dise­gnata dall’architetto palermitano Mariano Smiriglio , sotto la supervisione di Pie­tro Novelli, Porta Felice innova con ge­nialità lo stile ad arco trionfale che fino a quell’epoca aveva caratterizzato l’ar­chitettura delle porte.

Nei secoli XVI e XVII^ furono effet­tuate altre aperture nella cinta muraria, mentre alcune porte persero di impor­tanza e vennero chiuse , come la Porta del Molo Vecchio, inutile per la vicinanza alla grandiosa Porta Felice, e nello stes­so anno ( 1603) venne invece aperta la Porta dello Scaricatore di Frumento, non particolarmente gratificata da pregi artistici In seguito alla chiusura di Por­ta Mazara, in corrispondenza del Bastio­ne dedicato al Duca di Montalto , venne aperta l’omonima porta di maestosa ar­chitettura.

Anche in prossimità della fiancata destra del Palazzo Reale venne aperta, in ono­re del Viceré D. Francesco di Castro, l’omonima porta, anch’essa di ottima architettura.

Inoltre dietro insistente pressione degli abitanti del quartiere di S. Anna del rio­ne Capo, appoggiati dai conventuali dell’Annunziata della Zisa, fu neces­sario aprire una porta tra Porta Carini e Porta Nuova essendo notevole la distanza tra que­sti due ingressi che venne denominata D’Ossuna , in onore di D. Pietro Gi­ron .

Ma ancora una volta i tem­pi cambiano: nei primi del XVII a Palermo ven­ne pensata, pianificata e programmata una rivo­luzionaria operazione urbanistica : l’apertu­ra di una nuova strada.

Questo evento pro­dusse una marcata ri­caduta sull’organizzazione urbanistica del­la Città :scomparvero i cinque quar­tieri storici e nacquero  quattro man­damenti.

Alla Nuova Strada corrisposero  nuove porte: la Maqueda o, nella vulgata, Ma­cheda, in onore del Viceré, Duca Ber­nardino Cardenas , lato colli, e “di Vi­cari” in onore del Pretore.

Il XVIII secolo è caratterizzato dallo svi­luppo urbanistico extra moenia. Il pro­blema si era già posto nei secoli prece­denti ma le amministrazioni dell’epoca avevano desistito per la difficoltà a ge­stire organicamente la riscossione dei tri­buti .

Espandendosi quindi l’area me­tropolitana, fu necessario creare nuovi varchi e, in occasione dei lavori relativi a Villa Giulia( era il 1777 ), fu necessa­rio consentire un facile accesso a questo splendido giardino; così il Senato, in con­temporanea all’apertura al pubblico di Villa Giulia, inaugurò anche    Porta Rea­le, chiamata anche Porta Carolina in ono­re della Regina, ma che venne anche chia­mata “di S.Teresa” in quanto limitrofa al convento, appunto, di S.Tere­sa.

Come ogni pretore, anche il Principe di Resuttano, Federi­co di Napoli decise di la­sciare tracce della sua ge­stione: la porta di S.Gior­gio , risalente ad epoche diverse, venne demolita e ricostruita a cura dell’architetto del senato An­drea Palma.

La nuova por­ta era rivolta verso M. Pel­legrino, dove erano custo­dite le ossa della Santuzza e per questa ragione il no­me fu mutato in Porta di S.Rosalia, con tanto di af­fresco raffigurante la li­berazione di Palermo dalla peste.

Invece il Pretore D. Michele Gravina nel 1766 fece ricostruire Porta Maqueda sulla falsa riga di Porta Felice.

Amaro de­stino quello di Porta Maqueda che, rico­struita una seconda volta nel 1780, ven­ne definitivamente abbattuta per fare spa­zio a piazza Verdi .

Il 1800 fu spettatore della folle distru­zione della cinta muraria .

Già nel 1848 erano stati distrutti i bastioni del Palaz­zo Reale e nel 1860 la città subì danni gravissimi per il bombardamento delle truppe borboniche .

Nel ’53 veniva ab­battuta Porta di S.Rosalia, nel ’79 Por­ta di Castro, nell’80 Porta Maqueda, nel ’72 Porta D’Ossuna, e già nel ’52 era stata distrutta Porta Termini ed in­fine tra l’85 e l’88 toccò a Porta Mon­talto.

E ancora verso la fine del secolo vennero chiuse tutte le porte della Cala .

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