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Genealogia degli Altavilla

Genealogia degli Altavilla

Gli Altavilla (in francese Hauteville, in siciliano Autavilla) sono stati una delle più importanti famiglie di origine normanna, protagonisti delle vicende storiche della Sicilia, dell’Italia meridionale e degli Stati Crociati.

Discendenti dal piccolo nobile Tancredi, signore di Hauteville-la-Guichard in Cotentin, nella seconda metà dell’XI secolo unificarono gran parte dell’Italia meridionale sotto la sovranità del Ducato di Puglia e Calabria il cui capostipite fu Roberto il Guiscardo, e strapparono la Sicilia (unitamente a Malta) al dominio musulmano, costituendo la Contea di Sicilia fondata dal Gran Conte Ruggero I il Bosso.

Discendenti

Con Ruggero II di Sicilia il Ducato e la Contea furono integrati nel Regno di Sicilia, con capitale a Palermo. Il primo Re di Sicilia completò l’unificazione dell’Italia meridionale ottenendo la sovranità sul Principato di Capua, il Ducato di Napoli e la Contea dei Marsi, ed espanse i domini degli Altavilla anche a Corfù ed all’Africa settentrionale.

Sotto gli Altavilla la corte di Palermo divenne nota come la più ricca e culturalmente sofisticata d’Europa. La dinastia si estinse nel 1198, anno della morte dell’Imperatrice Costanza, moglie di Enrico VI di Svevia e madre di Federico II.

altavilla_albero_genealogico-271x300 Genealogia degli Altavilla

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Guglielmo di Altavilla

Guglielmo di Altavilla, chiamato Guglielmo Braccio di Ferro

(Cotentin, circa 1010 Puglia,  1046),

130px-altavilla Guglielmo di Altavilla

E’ stato un condottiero normanno, fu il primo dei figli di Tancredi d’Altavilla e Muriella, figlia di Riccardo II di Normandia.

Insieme al fratello minore Drogone di Altavilla lasciò la Normandia e raggiunse il Mezzogiorno d’Italia nella prima metà  dell’XI secolo (1035 ca.) in risposta alle richieste di aiuto avanzate dai Normanni guidati da Rainulfo Drengot, conte di Aversa.

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Costanza

costanza_di_altavilla_corona_imperiale_cattedrale_di_palermo_italia_01 CostanzaCostanza d’Altavilla

Costanza di Sicilia, fu figlia postuma di Ruggero II re di Sicilia e della terza moglie Beatrice di Rethel e fu la discendente prediletta di Guglielmo II di Sicilia (Guglielmo il Buono) nipote della stessa Costanza. Inizialmente Costanza aveva manifestato interesse per la vita in convento, ma successivamente e grazie all’interessamento di Guglielmo ella sposò a Milano il 27 gennaio 1186 Enrico VI di Svevia figlio dell’imperatore Federico il Barbarossa.

Enrico era di circa quindici anni più giovane di Costanza, che era ormai una donna matura. Con l’unione gli intenti dei principali fautori erano chiari: Guglielmo aveva l’interesse a mantenere salda la dinastia, oramai in declino rafforzandola con l’ingresso degli Svevi, allora in ascesa, mentre Federico il Barbarossa, ambiva fortemente ad ampliare l’impero inglobando proprio l’Italia. Nel 1189 Guglielmo il Buono in punto di morte, non avendo discendenti diretti avrebbe indicato la zia Costanza come erede ed obbligato i cavalieri a giurarle fedeltà , cercando così di appianare le divergenze che opponevano la nobiltà  siciliana ed il clero alla casata degli Hohenstaufen.

Tuttavia la nobiltà  siciliana ed il papato non amavano gli svevi e la loro politica, che consideravano poco influenzabile ed eccessivamente autoritaria e preferirono eleggere a Re di Sicilia Tancredi di Lecce, figlio naturale del conte Ruggero di Apulia, nipote di Ruggero II e della stessa Costanza. La scelta cadde proprio su Tancredi perchè era riuscito ad ottenere una certa stima come comandante militare ed era anch’egli discendente di stirpe normanna. Inoltre essendo l’imperatore Federico il Barbarossa impegnato nella crociata il Terra Santa, Enrico VI e Costanza furono costretti a rimanere nel Regno di Germania allora in una situazione particolamente delicata ed a distogliere l’attenzione dalla Sicilia. In questo contesto nel novembre 1189 Tancredi fu incoronato a Palermo Re di Sicilia.

Il Papa, che non vedeva di buon occhio un unico sovrano della casata degli Hohenstaufen
dalla Germania alla Sicilia, approvò e riconobbe l’elezione.

Quando Enrico successe al trono al padre partì subito per la riconquista della Sicilia, supportato anche dalla flotta della marineria pisana, da sempre fedele all’imperatore. Tuttavia la flotta siciliana di Tancredi riuscì a battere la marineria pisana e l’esercito di Enrico a causa di una serie di eventi sfortunati (fra tutte una pestilenza) fu decimato. Inoltre Tancredi riuscì anche a catturare ed imprigionare Costanza. Per il rilascio dell’imperatrice il Conte di Lecce pretenderà  che Enrico scenda a patti con un accordo di tregua.

Nel febbraio del 1194 morì Tancredi e la sua successione apparì problematica. In questo contesto Enrico tornò in Italia e riuscì a sottomettere il Regno di Sicilia. Il 25 dicembre del 1194 Enrico fu incoronato Re di Sicilia. Il giorno seguente Costanza, in procinto di giungere in Sicilia dalla Germania, e gravida diede alla luce a Jesi il futuro Federico II di Hohenstaufen. La nascita da Costanza era importante per la successione del Regno di Sicilia ma fu avvolta da dicerie ed illazioni: Federico fu considerato da alcuni detrattori l’Anticristo. Infatti una leggenda medievale che sosteneva che l’Anticristo sarebbe nato da una vecchia monaca. Costanza d’Altavilla quando ebbe il travaglio aveva 40 anni e, prima del matrimonio, aveva vissuto in un convento. Inoltre a causa dell’età  avanzata, molti non credevano alla gravidanza di Costanza.
Costanza-d’Altavilla_-la-Regina-che-partorì-Federico-II-nella-Pubblica-Piazza-di-Jesi-_-Creatività-Innovazione-e-Passione-per-il-Bello-295x300 Costanza Per questo motivo fu allestito un baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove Costanza partorì pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita del futuro imperatore. Il Villani, nella sua cronica scriverà :

 
«Quando la ‘mperatrice Costanza era grossa di Federigo, s’avea sospetto in Cicilia e per tutto il reame di Puglia, che per la sua grande etade potesse esser grossa; per la qual cosa quando venne a partorire fece tendere un padiglione in su la piazza e mandò bando che qual donna volesse v’andasse a vederla; e molte ve n’andarono e vidono, e per cessò il sospetto»
(Giovanni Villani)

 

 

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Ruggero I

Ruggero_I-280x300 Ruggero I

Ruggero di Altavilla conte di Sicilia

Ruggero di Altavilla fu inizialmente vassallo del fratello Roberto, duca di Puglia e di Calabria, e stabilì la propria corte a Mileto, in Calabria. Proprio a Mileto, nel Natale del 1061, sposò la normanna Giuditta d’Evreux.

Dalla Calabria, Ruggero, insieme al fratello Roberto, pianificò la conquista della Sicilia, allora in mano ai musulmani che trovarono il pretesto per l’invasione nella richiesta d’aiuto da parte dell’emiro di Catania, allora in lotta con l’emiro di Girgenti. Così, nel febbraio del 1061, Ruggero sbarca a Messina e da lì i Normanni avanzarono quasi indisturbati sino Castrogiovanni (oggi Enna) e Girgenti (oggi Agrigento), riuscendo ad occupare stabilmente la parte dell’isola orientale che maggiormente era rimasta legata alla cristianità.

La vera spedizione fu però quella che iniziònel successivo 1062.

Il primo duro scontro avvenne a Cerami, vicino a Troina, dove i normanni di Ruggero stabilirono la prima capitale dell’isola. La conquista quindi rallentò i normanni ebbero difficoltà  nel ricevere rinforzi dagli alleati, Pisani e Genovesi in particolare, mentre dal nord Africa affluivano rinforzi per gli arabi. Così solo nell’agosto del 1071 Ruggero giunse alle porte di Palermo, che assediò per quasi sei mesi.

Successivamente vennero prese Castrogiovanni e Butera. La conquista della Sicilia verrà  ultimata solo nel 1091 con la presa di Noto, trenta anni dopo l’inizio dell’impresa. Ruggero conquistò anche le isole di Pantelleria e Malta.

La politica

Ruggero oltre che abile condottiero, fu anche un fine diplomatico; appoggiò il papato e così riuscì a farsi nominare Gran Conte di Sicilia. Inoltre, riuscì a gettare le basi per un’organizzazione dello stato meno basata sui signori feudatari, ma su di una classe di burocrati formati da funzionari pubblici non legati all’aristocrazia e dove comunque la sua figura era quella che deteneva il potere assoluto.

Come sovrano cattolico fu fondatore di una serie di splendide cattedrali in Sicilia: a Troina, a Mazara del Vallo, a Paternò, a Modica, a Catania ed a Messina fra tutte.

Durante il suo governo ebbe inizio l’attuazione di una seria politica di ripopolamento in ampie zone dell’isola, con un copioso afflusso di genti provenienti dal Piemonte, allora chiamato Langobardia, soprattutto dal Monferrato, ed in misura minore di origine franco-provenzale e inglese. Le popolazioni della parte settentrionale e centrale della Sicilia che oggi parlano il cosiddetto idioma gallo-siculo, fra cui San Piero Patti, San Fratello, Novara di Sicilia, Randazzo, Aidone, Piazza Armerina, Caltagirone, Nicosia tanto simile alla lingua piemontese e così diverso rispetto al siciliano discendono tuttavia dalle migrazioni provocate dalle repressioni attuate da Guglielmo il Malo contro queste città  ribelli e dal loro ripopolamento con genti provenienti sempre dalla Langobardia.

Alcune date

  • 1057 in Italia
  • 1061 inizia la conquista della Sicilia (presa di Messina)
  • 1063 battaglia di Cerami contro i Musulmani (vittoria normanna)
  • 1068 battaglia di Misilmeri (vittoria normanna)
  • 1068 riceve dal fratello Roberto il Guiscardo il dominio su metà  della Calabria.
  • 1072 Ruggero I entra a Palermo e si nomina conte di Sicilia
  • 1081 fondazione dell’Abbazia della SS. Trinità  di Mileto
  • 1085 fondazione dell’Abbazia di Bagnara Calabra
  • 1091 presa di Butera e Noto

 

Matrimoni e discendenza

Il primogenito di Ruggero fu un figlio naturale di nome Giordano, che non sopravvisse al padre.

Nonè certo se il suo secondo figlio, Goffredo, sia nato anch’egli fuori dai matrimoni oppure dalla sua prima o seconda moglie. In ogni caso era lebbroso per cui non aveva possibilità  di ereditare. E’ noto anche un secondo Goffredo, anche egli forse figlio illegittimo a cui venne concessa la contea di Ragusa.

Giuditta d’Evreux
(1050 – 1076), fu la prima moglie di Ruggero, il matrimonio ebbe luogo nel 1061, lei era di stirpe normanna, figlia di Guglielmo d’Evreux ed Hawisa di chauffour; ebbero solo figlie femmine:
  1. Una figlia, sposò Ugone di Gircea (o Gercì);
  2. Matilde (+ 1094) sposò Raimondo IV di Tolosa;
  3. Adelisa, sposò Enrico, Conte di Monte Sant’Angelo;
  4. Emma (+1120), brevemente fidanzata a Filippo I di Francia, sposòprima Filiberto conte di Clermont ed in seconde nozze Rodolfo Maccabeo, conte normanno di Montescaglioso.
Eremburga di Mortain
(morta nel 1087), di stirpe normanna, figlia di “Guglielmo, Conte di Mortain” (probabilmente Guglielmo Warlenc), Ruggero la sposò nel 1077 in seconde nozze; i loro figli furono:
  1. Malgerio, Conte di Troina
  2. Matilda, sposò Robert Conte d’Eu
  3. Muriella, sposò Josbert de Lucy
  4. Costanza (1082 – post 1135) sposò nel 1095 Corrado re d’Italia figlio dell’imperatore Enrico IV
  5. Busilla (Felicia) (+ 1102) sposa Colomanno re d’Ungheria;
  6. Violante, sposò Roberto, figlio di Roberto I di Borgogna
  7. Flandina, sposò Enrico del Vasto, capostipite della famiglia Mazzarino
  8. Giuditta, sposò Roberto I di Bassavilla
Adelaide del Vasto
anche Adelasia (1074 – 16 aprile 1118), fu la terza ed ultima moglie di Ruggero che la sposò nel 1087, lei apparteneva alla famiglia Aleramici, marchesi del Monferrato, nipote di Bonifacio; i loro figli furono:
  1. Simone, (1093 – 28 settembre 1105) Conte di Sicilia;
  2. Matilda, sposò Rainulfo III di Alife;
  3. Ruggero (22 dicembre 1095 – 26 febbraio 1154), futuro Re di Sicilia e successore del padre;
  4. Maximilla (+ post 1137) sposa Ildebrando Aldobrandeschi
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Drogone di Altavilla

Drogone di Altavilla  (lat. Drogo, fr. Dreu) (Cotentin, prima del 1010 Orsara di Puglia, 10 agosto 1051),

ruggero-famiglia-351x185-300x158 Drogone di Altavilla

Drogone di Altavilla è stato un condottiero normanno, uno dei figli di Tancredi d’Altavilla e della prima moglie Muriella.
Drogone di Altavilla giunse nel Mezzogiorno d’Italia con i fratelli Guglielmo Braccio di Ferro e Umfredo verso il 1035. Nel 1038 prese parte insieme al fratello Guglielmo alla campagna di Sicilia intrapresa da Giorgio Maniace, catapano bizantino d’Italia, e alla successiva campagna del principe Guaimario IV di Salerno contro la Puglia bizantina.

Nel 1042 i Normanni elessero Guglielmo conte di Melfi e dalla divisione in dodici parti dei territori conquistati Drogone ottenne Venosa. Guaimario IV di Salerno gli riconobbe i possessi e gli diede in moglie la sorella Gaitelgrima.

Nel 1046, alla morte del fratello Guglielmo, Drogone gli successe come capo dei Normanni di Puglia: fu il primo conte di Puglia e Calabria ufficialmente riconosciuto dal Sacro Romano Imperatore; infatti nel febbraio del 1047 l’imperatore Enrico III confermò la sua posizione attribuendogli il titolo di Dux et magister Italiae comesque Normannorum totius Apuliae et Calabriae, ossia Duca e Signore d’Italia e Conte dei Normanni di tutta la Puglia e la Calabria. Questo fu il primo titolo comitale pienamente legittimo ottenuto da un Altavilla.

Proprio in quell’anno (1047) giunse nel sud Italia il fratellastro Roberto il Guiscardo. All’epoca, Drogone aveva enormi difficoltà  nel controllare i baroni della regione e nell’arginare il fenomeno del brigantaggio e della guerra feudale. Nel 1051 papa Leone IX ottenne da Drogone la promessa di mettere fine alle incursioni normanne nei territori pontifici, ma il duca fu assassinato verso la fine di quello stesso anno in una località  che i cronisti dell’epoca chiamano Montoglio (o Monte Allegro o Monte Ilario che corrisponde al territorio di Orsara di Puglia), probabilmente ad opera di una congiura bizantina. Dopo un breve interregno gli successe il giovane fratello Umfredo.

Dal matrimonio con Gaitelgrima ebbe due femmine, Rocca ed Eremburga, ed un figlio maschio, Riccardo, che prese parte alla Prima Crociata. Il figlio di Riccardo, Ruggero, fu in seguito reggente del Principato di Antiochia.

note:
Genealogia degli Altavilla,
I Normanni InSicilia
La conquista Normanna
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Umfredo di Altavilla

Umfredo di Altavilla  (Cotentin, 1057)  

Drogone_de_Hauteville-225x300 Umfredo di Altavilla

Umfredo di Altavilla è stato un condottiero normanno, uno dei figli di Tancredi d’Altavilla e della prima moglie Muriella.

Sebbene alcune fonti ritengano che Umfredo sia giunto nel sud Italia insieme ai suoi fratelli nel 1035 circa, è probabile che il suo arrivo risalga a qualche anno più¹ tardi, nel 1044, durante il dominio del fratello maggiore Guglielmo.

Già  signore di Lavello, successe nel 1051 al fratello Drogone come conte di Puglia e Calabria. Di sicuro l’evento più¹ rilevante che lo vide protagonista fu la battaglia di Civitate (18 giugno 1053): Umfredo guidò le armate degli Altavilla (insieme al giovane fratellastro ed erede Roberto il Guiscardo) e dei Drengot (insieme a Riccardo, conte di Aversa) contro le forze unite del papato e dell’impero.

Gli eserciti pontifici furono annientati e papa Leone IX fu catturato e imprigionato a Benevento.


Umfredo sposò Matilda, figlia di Asclettino I Drengot da cui ebbe due figli:

  • Abelardo, nato dopo il 1044 e morto in Illiria nel 1081
  • Ermanno, nato dopo il 1045 e morto a Bisanzio nel 1097.

Alla morte del fratello Drogone, ne sposò la vedova Gaitelgrima, figlia di Guaimario III di Salerno, da cui nacque Umfreda, che andò sposa a Basileo Spadafora.

Umfredo morì nel 1057 e la sua eredità  passò al fratellastro ed eroe di Civitate, Roberto il Guiscardo, al quale attribuì anche la tutela dei suoi figli minorenni, Abelardo ed Ermanno. Il Guiscardo, però, ne confiscò l’eredità : nel giro di due anni, avrebbe elevato il suo rango comitale allo status ducale.

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Boemondo di Altavilla

Boemondo di Altavilla
mausoleo-di-boemondo_-300x225 Boemondo di Altavilla(conosciuto anche come Boemondo di Altavilla o Boemondo di Taranto) (1050/58 – San Marco Argentano, 3 marzo 1111), Principe di Taranto e Duca di Calabria, successivamente Principe d’Antiochia, fu uno dei signori feudali che partecipò alla Prima crociata.

Boemondo I fondò nei pressi di Otranto il Monastero di San Nicola di Casole, che ospitò una delle biblioteche più ricche del Medioevo.

Boemondo fu il figlio maggiore del duca di Puglia e di Calabria Roberto il Guiscardo, nato durante il matrimonio di quest’ultimo con Alberada di Buonalbergo, che fu più tardi annullato.

Fu battezzato col nome di “Marco” in onore al santo patrono di San Marco Argentano, ma diventò noto come Boemondo a causa di un leggendario gigante che portava tale nome.

La guerra contro l’Impero Bizantino

Servì sotto suo padre nel grande attacco contro l’Impero bizantino1080-1085 e comandò i Normanni durante l’assenza del Guiscardo (1082-1084), penetrando in Tessaglia così come a Larissa, venendo però respinto da Alessio I Comneno.

Quest’antica ostilità  nei confronti di Alessio ebbe grande influenza nel determinare l’andamento il corso della politica del suo regno nel periodo che va da Boemondo (che suo padre aveva destinato al trono di Costantinopoli) a Ruggero II.


Quando Roberto il Guiscardo morì nel 1085, Boemondo ereditò i possedimenti adriatici di suo padre che tuttavia furono perso subito per mano dei Greci, mentre il suo fratellastro minore Ruggero Borsa ereditò la Puglia e i possedimenti italiani.

La guerra fu infine risolta grazie alla mediazione di Papa Urbano II e il riconoscimento di Taranto e di altri possedimenti a Boemondo.

Sebbene Boemondo avesse ricevuto un piccolo principato (un possedimento allodiale) per se stesso nel “tacco dello stivale” dell’Italia meridionale come compenso da Sikelgaita dopo la sua rinuncia ai suoi diritti sul ducato, egli mirava a conseguire un prestigio assai maggiore per sè.

Il cronista Romualdo disse di Boemondo che “egli sempre cercava l’impossibile”. Nel 1096 Boemondo, insieme a suo zio Ruggero I il Gran Conte di Sicilia, stava attaccando Amalfi che s’era rivoltata contro il duca Ruggero, allorchè bande di Crociati cominciarono a passare, nell’attraversare l’Italia di ritorno da Constantinopoli.

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Roberto di Altavilla

Roberto di Altavilla, figlio di Tancredi d’Altavilla e fratello di Ruggero I di Sicilia, fu conte e poi duca di Puglia e Calabria dopo la morte del fratello Umfredo (1057), investito in seguito anche della signoria sulla Sicilia. Sua madre fu la seconda moglie di Tancredi, Frensenda (o Fredesenda).

 L’arrivo di Roberto in Italia

roberto_il_guiscardo-221x300 Roberto di Altavilla

Il 1047 fu l’anno della venuta in Italia di Roberto, sesto figlio di Tancredi di Altavilla e primo nato dalla seconda moglie Fresenda. Secondo la storica bizantina Anna Comnena, egli aveva lasciato la Normandia con un seguito di appena cinque cavalieri e trenta avventurieri a piedi e all’arrivo nell’antica Langobardia si era messo a capo di una compagnia errante di briganti e predoni.

Anna Comnena ci offre anche una straordinaria e dettagliata descrizione fisica del personaggio.

All’arrivo di Roberto le terre in Puglia scarseggiavano ed egli non poteva aspettarsi grandi concessioni da parte di Drogone, il fratello allora regnante. D’altra parte lo stesso Umfredo aveva appena ricevuto in feudo la contea di Lavello.

Già  nel 1048 decise dunque di unirsi al principe Pandolfo IV di Capua nelle sue incessanti guerre contro il principe Guaimario IV di Salerno, ma l’alleanza durò appena un anno: stando alle cronache di Amato di Montecassino, Pandolfo venne meno alla promessa di concedere a Roberto un castello e una figlia in sposa, al che il Normanno rispose rompendo gli accordi e abbandonando il sodalizio.

Roberto fece nuovamente richiesta di un feudo al fratello Drogone, il quale potè stavolta concedergli il comando della fortezza di Scribla, vicino Cosenza, conquistata durante la campagna di Calabria. Ma questo si rivelò ben presto un vicolo cieco, un presidio isolato dal quale non avrebbe potuto ricavare alcun concreto vantaggio.

Decise perciò di spostarsi presso il castello di San Marco Argentano, in omaggio al quale, più tardi, battezzerà  la fortezza di San Marco d’Alunzio, il primo castello normanno in Sicilia, sito presso l’antica Aluntium.

Durante il periodo calabrese Roberto sposò la prima delle sue due mogli, Alberada di Buonalbergo, zia di Gerardo di Buonalbergo.

La battaglia di Civitate e l’ascesa di Roberto di Altavilla “IlGuiscardo”

Dopo i primi anni di opaca presenza nel sud Italia, Roberto mise di colpo in luce il proprio carattere, così diverso da quello dei suoi familiari e degli altri potenti della regione.

I Longobardi, in un primo tempo vicini ai Normanni, si rivoltarono contro i loro vecchi alleati, attirandosi il favore di papa Leone IX, deciso ad espellere dalla penisola questo popolo di briganti.

Lo scontro fra le armate pontificie e le truppe normanne si consumò il 18 giugno 1053 a Civitate sul Fortore, a nord di Foggia, dove l’esercito papale fu duramente sconfitto.

Alla battaglia prese parte anche Umfredo, a capo di alcune truppe di Suebi, e il conte di Aversa Riccardo Drengot, che mise subito in fuga i soldati longobardi.

A Roberto di Altavilla fu assegnato il comando di truppe di riserva, che restarono ai margini della battaglia fino a che non fu evidente l’inefficacia degli attacchi sferrati dalle armate di Umfredo: il Guiscardo si lanciò allora nella mischia insieme ai rinforzi guidati dal suocero, distinguendosi personalmente per il particolare valore della propria offensiva.

Secondo lo storico coevo Guglielmo di Puglia, il Normanno imperversà nella battaglia senza mai perdersi d’animo, disarcionato e rimontato in sella per ben tre volte. L’esito dello scontro fu per lui un vero successo.

Nel 1057 il conte Umfredo morì, lasciando i due figli minorenni Abelardo ed Ermanno sotto la tutela della moglie Gaitelgrima di Salerno, già  vedova di Drogone. Forte del successo ottenuto sul campo di battaglia di Civitate, Roberto di Altavilla reclamò per sè la successione ed assunse il titolo comitale di Puglia e Calabria.

Per non insidiare i diritti acquisiti alla propria discendenza, confiscò i possedimenti del defunto fratello, privando i due nipoti della loro legittima eredità  .

In alleanza col fratello minore Ruggero si lanciò alla conquista dei territori non ancora sottomessi di Puglia e Calabria, mentre Riccardo, suo cognato in quanto marito della sorella Fresenda, s’impadronì del Principato di Capua.